l calcio italiano è sempre più famoso per il brutto spettacolo agonistico e l’inqualificabile comportamento degli spettatori. In serie A, nei campionati minori e in quelli di ragazzi e bambini. Ne abbiamo già parlato. Un altro episodio è accaduto nel bergamasco, durante la partita del campionato esordienti tra Unione Sportiva Caravaggio e Trevigliese: un padre inferocito per la sconfitta della squadra ospite nella quale gioca il figlio tredicenne, se l’è presa con l’arbitro, malmenandolo.

Calcio-giovanile

Ma è accaduto qualcosa di nuovo: è stato proprio il figlio a sgridare pubblicamente il padre picchiatore, invitandolo ad allontanarsi, spiegando a tutti cosa era successo e perché la partita doveva essere sospesa. Visti i casi recenti, magari finirà con la squalifica del ragazzino. Ma, in quest’Italia capace solo di gridare urla disperate, di prendersela con “l’altro” (sia un arbitro, un tifoso avversario, un leader politico) per qualunque cosa, importante o futile, inclusi i propri personali fallimenti, di prendersi una responsabilità e costruire il futuro anziché distruggere il presente, è un timido raggio di sole, un piccolo segno di speranza.

Speriamo che crescano. E non solo nel calcio.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo