Sono arrivati in decine di migliaia a Roma con 400 pullman, 7.000 posti in treno e 2.000 in aereo: artigiani, commercianti, piccoli imprenditori. Erano in molti, sono una moltitudine, “il popolo delle partite Iva”, arrivati nella Capitale per “chiedere con forza una svolta concreta nella politica economica del Paese”. Stanchi, sfibrati, sempre più disillusi. Consapevoli che “senza impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il futuro”.

Proteste -Partite-Iva

Non si può che essere d’accordo con questa “rivolta pacifica delle imprese”. L’ha detto anche la Camusso, la segretario generale della Cgil: “Le imprese hanno ragione di protestare perché sono in difficoltà, sono moltissime e rappresentano quasi un quarto del nostro sistema produttivo”.

Cosa chiedono? Chiedono “meno tasse e meno burocrazia”. Perbacco. Difficile non essere d’accordo; o, meglio, sarebbe facile essere d’accordo sul primo punto: se in Italia le tasse le pagassero tutti; perché ogni anno l’Agenzia delle Entrate, quando sciorina i dati sulle dichiarazioni dei redditi, ci fa scoprire che in Italia le tasse i piccoli imprenditori, i commercianti e gli artigiani ne pagano in media proprio pochine, dichiarando sempre redditi inferiori a quelli dei loro dipendenti.

Ecco, comincerò a dare ascolto alle proteste di Piazza il giorno che cominceranno, oltre che a chiedere cose giuste e sacrosante, anche ad assumersi la loro parte di responsabilità. Solo così possiamo “riprenderci il futuro”. Spiegatelo anche alla Camusso.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo