Che storia meravigliosa, quella del concorso per dirigenti scolastici in Lombardia che ogni tanto torna d’attualità! Un concorso partito tre anni fa, in cui si fa lo scritto, poi si fa l’orale, e ci sono 96 quasi-vincitori. Tutto perfetto, no? No: un ricorso al Tar blocca tutto, perché le buste erano un po’troppo trasparenti, e ci sarebbe stata una “ violazione in astratto del principio di anonimato”; nel senso che, ipoteticamente, se i commissari avessero voluto agevolare qualcuno, avrebbero potuto farlo.

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E allora: nuova commissione, che re-imbusta gli scritti, li ri-giudica e – sorpresa! – valuta insufficienti diversi scritti prima giudicati sufficienti. Dunque, nuovi ammessi all’esame orale (che si terrà a giorni) mentre i 96 quasi-Presidi già annunciano ulteriori nuovi ricorsi. Risultato? Anni di procedure, due commissioni d’esame, un gruppo di aspiranti Presidi e un gruppo di (ex?) quasi-Presidi che si scannano; nel frattempo, un terzo ( un terzo!) delle scuole Lombarde continua a restare senza dirigente scolastico.

Quello della Lombardia è un caso eclatante, ma i casi di concorsi che vanno avanti per anni tra ricorsi, contro ricorsi e contumelie varie – a volte per ragioni valide, altre meno – è lungo, e non solo nella scuola.

Quale riforma, costituzionale o meno, potrà risolvere questo problema?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo