Ieri mattina, aprendo il giornale, mezza Italia sarà certamente saltata su una sedia: il Presidente di Confindustria Squinzi lancia un ultimatum al Presidente del Consiglio Letta. Accidenti, che notizia: siamo alla viglia di un colpo di Stato, uno di quelli che CasalGrillo evoca un giorno sì e l’altro pure?

Squinzi_Letta

Squinzi è stato durissimo: ha intimato a Letta di presentarsi il 19 febbraio al Consiglio direttivo di Confindustria portando soluzioni, altrimenti saranno guai. Per capire che genere di soluzioni, Squinzi ha precisato che Letta non deve presentarsi “con la bisaccia vuota”. Altrimenti, saranno guai. Oddio, che farà Squinzi: sciopero fiscale? Marce su Roma? Appoggio all’invasione straniera? No, molto peggio: Squinzi si rivolgerà nientepopodimenoche a Giorgio Napolitano.

Un brivido di terrore deve aver attraversato il presidente del Consiglio: in oltre 150 anni di storia repubblicana una minaccia così grave, un’insidia così forte non si ricorda a memoria d’uomo. Perché siamo il Paese del melodramma, quello dove una classe dirigente sonnacchiosa e inerte sguazza tranquilla davanti ad un popolo addormentato e complice, dove le parole si sprecano e lasciano il tempo che trovano, l’importante è che tutto resti come prima.

Però, ammettiamolo: nel Paese dell’operetta, penultimatum così duri non si erano mai sentiti.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo