E’ una deriva iniziata almeno vent’anni fa, ma che negli ultimi mesi cresce a ritmi esponenziali. Il nostro Paese è sovrastato da ondate di sdegno, maree di indignazione, risacche di riprovazione, cumuli di abominio. E’ un flusso continuo, su cui si crogiolano politici, giudici, media e compagnia cantante. Ogni giorno c’è un Borghezio, un Brunetta, un Sorial che attizza il fuoco e fa partire la danza del resto dell’arco costituzionale.

indignazione

E’ una sorta di rincorsa a chi la spara più grossa e a chi si risente di più: l’importante è dichiarare. Ed il bello è che si tratta sempre di tempeste in un bicchier d’acqua, che durano lo spazio di un mattino – lasciando il posto ad altri sdegni, indignazioni, polemiche feroci – e che non hanno conseguenze o seguito. Tutti recitano, e tutti sono funzionali alla recita: una danza immobile, dove chi provoca e chi risponde sono facce della stessa medaglia; basta che non si parli delle cose importanti.

In questo mare di chiacchiere e di polemiche intanto l’Italia affonda, tra botta e risposta tanto inutili quanto fastidiosi. I professionisti dell’indignazione (e della provocazione), invece, restano a galla. E anche a volersene tener lontani, il loro puzzo non si riesce ad evitare.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo