In principio fu la squadra delle giovanili del Pisa sconfitta a tavolino (con un punto di penalizzazione) perché l’allenatore Birindelli ritirò la squadra per un vergognoso litigio di due genitori sugli spalti. Poi c’è stata la storia della maxi rissa con dieci espulsi più rissa sugli spalti per una partita del campionato regionale juniores campano tra Sibilla Soccer e la Puteolana 1909, con sanzioni blande, vista la gravità dell’accaduto. La giustizia sportiva ha toppato; pazienza, errare è umano.

Calcio-giovanile

Ora, la storia di Claudio Buso, allenatore dei giovanissimi del Casotto Pescatori di Marina di Grosseto, che durante una partita di campionato ha visto un ragazzino della sua squadra stramazzare al suolo dopo uno scontro di gioco. E’ entrato in campo soccorrendo il ragazzo con un massaggio cardiaco – probabilmente, salvandogli la vita – ma non ha chiesto il permesso all’arbitro, che non s’era accorto di niente. E’ stato espulso (forse perché, invitato dall’arbitro ad allontanarsi, gli ha risposto da padre di famiglia e non da allenatore), ed è stato squalificato dal giudice sportivo per 45 giorni. Perseverare è diabolico.

Oltre allo sprezzo del ridicolo, è la distanza tra il concetto di “giustizia” e l’applicazione “burocratica” del regolamento (più grave, perché riferita a campionati di ragazzi) a non meritare altri appelli.

Coni, Federazione, autorità competenti, chiunque può: cambiatelo, questo calcio. Sennò, meglio scendere.

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