Non c’è giorno che politici e media non si vergognino di qualcuno o di qualcosa. Sono ondate di indignazione: ieri per un motivo, oggi per un altro e domani per un altro ancora. Prima c’era stato il caso Mps, poi la vicenda Cancellieri, poi la storia delle mutande verdi, poi il caso Di Girolamo. Da ultimo, l’onorevole Fassina si è vergognato per l’incontro del segretario del Pd nella sede del Pd on il pregiudicato Berlusconi, anche se non risulta si sia vergognato di averci fatto un governo assieme.

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Il prossimo motivo di vergogna lo scopriremo solo vivendo. Adesso tutti (renziani, antirenziani, berlusconiani, antiberlusconiani, lettiani, alfaniani, bersaniani, leghisti, grillini) sono eccitati per un’altra ragione: mettersi d’accordo o scannarsi – dipende dal tempo, dall’umore e soprattutto dalla convenienza del momento – sul nuovo sistema elettorale: doppio turno di coalizione, proporzionale maggioritario, con collegio triplo come se fosse Antani con scappella mento a destra o sinistra o chissà.

Nel frattempo, in Italia falliscono due imprese al giorno; mezzo milione di lavoratori è in cassa integrazione a zero ore da almeno un anno. La disoccupazione è ai massimi storici. Centinaia di migliaia di giovani non trovano un lavoro, neppure precario ed indecente. E nessuno fa niente. E nessuno se ne occupa. E pochi ne parlano.

Di questo, però, nessuno si vergogna.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo