Silvia dalla finestra della sua casa di Berlino guarda il cielo grigio. Da due anni vive in Germania, dove l’Università ha finanziato un suo progetto di ricerca, affidandole budget, personale, fissandole risultati da raggiungere in 36 mesi. Si è trasferita dopo aver bussato, inutilmente, alle porte di almeno dieci Università ed istituti di ricerca nazionali. Le è costata fatica, e dolore, perché il “suo” Antonio è dovuto rimanere in Italia, dove lavora a tempo indeterminato per millecinquecento euro al mese, perché sua madre vedova non ce la fa ad andare avanti da sola.

Capitale-umano

Silvia guarda il cielo grigio tingersi di nero nell’argento della sera. Non sa se ridere o piangere, perché da qualche giorno sa di aspettare un figlio e non l’ha ancora detto ad Antonio. Ma sa che dovrà farlo presto, perché il suo Direttore proprio oggi le ha proposta un contratto a tempo indeterminato. E quel cielo ormai nero sembra lo specchio riflesso dei suoi sogni, delle sue speranze, dei suoi anni perduti.

Silvia guarda verso il cielo, mentre alla Tv un canale in italiano celebra la vittoria ai Golden globe di un film sulla miseria e nobiltà del nostro strano e bellissimo Paese. Su un altro canale, un gruppo di gente ben vestita blatera di tutto e di niente, fino a che un tizio più elegante e sorridente degli altri inizia a parlare dell’importanza del capitale umano.

Silvia spegne la tv e prende il cellulare mentre una lacrima le riga il viso. Ha deciso. Prima di chiamare Antonio, scrive un Sms al suo Direttore. Accetterà l’incarico.

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