L’unico vero leader di statura mondiale che può vantare l’Europa in questo momento, Mario Draghi, ha detto chiaro tondo che la crisi d’Europa è ancora ben lungi dall’essere finita. Bisognerà che i tanti soloni che si baloccano sull’imminente ripresa dell’Italia si rassegnino; e anche che qualcuno si ricordi che sino a quando Big Mario terrà i tassi bassi, un Paese come il nostro, con un debito grande come una casa, non potrà che essergliene grato, ma che anche questo non durerà all’infinito.

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Nel frattempo, continuiamo a sperare (certo, non ancora per molto) che chi deve prendere decisioni – il governo e la sua maggioranza – si svegli: l’annunciata abbuffata di riunioni e le tante proposte generiche saranno buone (forse) per le campagne elettorali, ma non risolvono un problema che è uno. Quanto ai latrati delle peggiori opposizioni della storia repubblicana (senza distinzioni di sigla, dal 5stelle alla Lega, passando per Forza Italia), anch’essi fanno disperare per l’assenza di un anche minimo accenno di proposta che non siano boutade come l’uscita dall’Euro.

Mentre la base produttiva italiana si sgretola, i livelli occupazionali sono oltre il livello di guardia, e la coesione sociale è ad un passo dal disintegrarsi, ci si può distrarre con il cognome delle madri ai figli o la legalizzazione delle cannabis; temi certo importanti, ma che varranno poco se non riusciremo prima a sopravvivere.

O forse siamo semplicemente già rassegnati al (non ineluttabile) declino.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo