Al Pronto soccorso dell’Ospedale San Biagio di Domodossola si è presentata sabato mattina una donna al sesto mese di gravidanza con le doglie e due gemellini da partorire in fretta. Il centro non era attrezzato e ha chiamato Novara, che però era pieno; ad Alessandria invece avevano la Stam (l’ambulanza specializzata) impegnata. Se n’è infine trovata una a Verbania, che si è fatta 170 chilometri per portare la mamma ad Alessandria, dopo più di 7 ore. Aurora è morta domenica mattina, Cristian versa in condizioni critiche.

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Difficile dire se la fine del viaggio di Aurora e la lotta per la vita di Cristian dipendano in qualche modo dall’accaduto. Le polemiche comunque non mancano: la Giunta regionale ricorda che il punto nascita di Domodossola avrebbe dovuto essere già chiuso, perché non conforme agli standard previsti dall’Oms; l’opposizione aveva denunciato che la riforma dei punti di nascita e della rete del 118 erano poco adatte, per una regione con molte zone di montagna e aree poco collegate a città e ospedali più attrezzati.

Una certezza c’è: alla Sanità italiana da anni si chiedono “risparmi di spesa” e si impongono “tagli alle risorse”, senza mai pensare dove finisce la giusta lotta a sprechi e inefficienze e dove inizia la riduzione di quantità e qualità dei servizi resi. E le possibili conseguenze.

Una riflessione pacata ma approfondita, mentre si discute il nuovo Patto per la Salute tra governo e regioni, mentre si straparla di spending review, di costi standard e si pretendono altri tagli, mentre alcuni vorrebbero però destinare risorse del Sistema Sanitario nazionale per cure di più che dubbia efficacia, sarebbe gradita.

Lo dobbiamo ad Aurora. E a Cristian.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo