Ci risiamo. Un altro anno è andato, un altro arriverà. Eccoci qui, tutti travolti da un rito di plastica in un mondo di plastica, tutti a far finta di essere sani per non sentire le spine piantate nel fianco. E via con bilanci, buoni propositi, promesse, auguri. Migliaia, milioni, miliardi di parole al vento.

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Quest’anno che sta arrivando sarà speciale e diverso e speciale da tutti gli altri, ma una cosa in comune con tutti quelli che l’hanno preceduto e con tutti quelli che lo seguiranno ce l’ha: tra un anno passerà. Perché anche questo lo sappiamo bene: tutto passa. E sappiamo anche che l’importante è, appunto, come passerà.

Anche su questo, di parole al vento se ne dicono tante, ma la migliore resta quella di Antonio Gramsci: “Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno”. Impresa difficile, ma tentare non nuoce. Più facile a dirsi che a farsi. Ma sarebbe bello almeno provarci, immaginare che sopra di noi ci sia solo un cielo azzurro, tutti quanti vivere solo per l’oggi, tutta la vita in pace. Cose da sognatori, cose che non restano, parole nel vento.

E allora, mentre il cielo si tinge sempre più di blu e cresce la tentazione di fare un tuffo giù, proviamo almeno a capire che quel che resta dell’anno, quel che resta dei nostri anni è la cosa più preziosa che possediamo. Per noi e per chi ci sta intorno.

E proviamo a vivere, anziché guardare la nostra vita passare, tra riti di plastica in un mondo di plastica.

In fondo, It’ easy if you try.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo