E così, eccoci qua. Anche quest’anno si accendono le luci di Natale. Brillano un po’ meno, in quest’Italia del declino, avvolte anche da un velo di nebbia che abbraccia boschi, colline e pianure, nella nostra piccola vita da futuro incerto. Si accendono e si spengono, tra buoni propositi e messaggi d’auguri avvolti da un velo d’ipocrisia, opache nella notte che pare infinita e annacqua di malinconia anche i giorni più lieti.

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Così, anche quest’anno le luci che si accendono e si spengono illumineranno un giorno che vorremmo sospeso nel tempo, da trascorrere in case immerse in un’aria di festa che scaccia i brutti pensieri, le beghe quotidiane e i problemi che ci aspettano ancora, tutti lì, quando tra qualche giorno ricominceranno i nostri tran tran giornalieri.

Si accendono e si spengono, punti sperduti avvolti nella nebbia e nella sera che avanza, in questo giorno che vorremmo perfetto ma che è, come tutti gli altri, solo un altro giorno che passerà; e che sarà come noi riusciremo a farlo essere, bello o brutto non importa, ma che sia nostro per davvero.

Le luci di Natale arrivano, si accendono e svaniscono come la nebbia sulle colline nella nostra piccola vita dal futuro incerto. Non porteranno nulla che già non sia dentro di noi. Per questo è bello guardarle, con un sorriso vero, anche se velato di malinconia, alla ricerca di un domani che sarà come noi riusciremo a farlo essere. L’importante è che sia nostro per davvero.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo