Il dibattito che ha seguito l’approvazione da parte della Camera del disegno di legge che trasforma le Province in enti di secondo livello è surreale. Tra gli entusiasti a priori e i contrari a prescindere, spicca l’assenza di un’analisi della questione di fondo. Che, in termini banali, è questa.

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In Italia ci sono più di novemila comuni, 107 province, 20 regioni. Decine di Ministeri e centinaia di enti periferici dello Stato. E poi ancora Agenzie nazionali e regionali, Fondazioni, Unioni dei Comuni, municipalizzate. Una selva inestricabile di enti, aziende e istituzioni che compongono il Settore Pubblico allargato. Diversi necessari, alcuni probabilmente inutili, altri addirittura dannosi. Ma comunque, troppi.

Ora, la questione non è abolire con l’accetta un livello istituzionale, ma ridisegnare e semplificare l’intero assetto della Pubblica Amministrazione e delle sue propaggini. A chi dice che così ci vorranno anni (obiezione legittima) si potrebbe rispondere che se ne parla – senza fare nulla se non produrre norme impossibili da attuare – da almeno un decennio.

A quest’ora, volendo, si sarebbe potuto fare un eccellente lavoro. Demagogia permettendo, non è mai troppo tardi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo