Nel diluvio di chiacchiere che alimentano la cronaca e la politica, un tema sembra non interessare nessuno: l’evasione fiscale, alla quale si dedicano due colonne scarse nelle pagine interne solo una volta all’anno, quando escono gli scandalosi dati sulle dichiarazioni dei redditi degli italiani. Poi basta.

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Tema scomodo. Ma è curioso che, con lo Stato che piange miseria, con la crisi economica, con i tagli a Stato sociale, sanità, istruzione, con la carenza di risorse per esodati, cassintegrati e giovani, ci si combatta a colpi di articoli, twitter, dichiarazioni sulla Spending Review (che vale qualche miliardo di euro) sui costi della Politica (che valgono al massimo uno o due miliardi) o, peggio, sulla restituzione dei finanziamenti pubblici dei partiti (che valgono un centinaio di milioni), mentre sull’evasione fiscale, che di miliardi ne vale almeno 130, nemmeno una parola.

E’ l’unica cosa su cui sono tutti d’accordo, demagoghi vecchi, nuovi e nuovissimi della politica italiana e i loro portaborse, opinionisti, editorialisti, pseudo economisti e studiosi: la rimozione della questione dell’abnorme evasione fiscale italiana, al netto di quella “fisiologica” e di quella che brillanti sottosegretari hanno definito “per necessità”.

Il bello – o il brutto – è che la pensano così anche i tanti milioni di contribuenti onesti, di imprenditori che versano i contributi, di commercianti che fanno gli scontrini, di artigiani che dichiarano il dovuto. Cioè, i veri truffati di tutta la faccenda.

Non c’è peggior derubato di chi si vuol far derubare.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo