Dopo una rapida indagine, si è scoperto che i “capi” del cosiddetto movimento dei forconi sono piccoli e medi imprenditori alle prese con Equitalia, procedure fallimentari e pignoramenti. Storie molto comuni: assegni scoperti, mancati versamenti di contributi Inps, protesti. Gente che non sfigurerebbe accanto al personaggio di Gasmann de “Il Sorpasso” o in tanti film di Alberto Sordi.

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Sinceramente e senza offesa, dovendo scegliere tra i politici e questi qui non è che si guadagni nel cambio. Di sicuro la soluzione alla crisi dell’Italia non passa per questa gente, che arranca aggrappandosi a tesi balzane come l’uscita dall’Euro o le Banche cattive per difendere la propria mediocrità, mentre nel mondo la competizione globale si combatte a colpi di innovazione, investimenti in tecnologia, idee e creatività.

Bisognerà mettersi in testa che fare l’imprenditore non è un mestiere facile, perché in genere sono i “migliori” ad emergere e quelli “meno bravi” ad affondare. E’ triste, ma è il mercato, bellezze. E, anche nell’Italia delle burocrazie inette e delle procedure farraginose (cose ovviamente da combattere e cambiare) c’è chi ci riesce, e pure bene.

Di questo passo finiremo per rimpiangere i tempi dei sessantottini d’anatan: quelli del 18 politico, dei complotti internazionali della trilaterale e altre menate del genere. Almeno quelli avevano la scusa della giovinezza, nel blaterare sciocchezze.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo