Non è chiaro quanto si allargherà la cosiddetta protesta dei forconi. Ma è invece chiarissimo dove arriverà: a nulla. E non perché il “palazzo” è sordo cieco e muto (e lo è, purtroppo, da anni se non da decenni). Ma perché è una protesta priva di sbocchi. La storia insegna che una protesta basata su slogan come “la gente è stanca” e che indica come rimedi che “i politici se ne devono andare” o si sgonfia così com’era cominciata dopo un po’ di tempo, o fa imboccare una pericolosa deriva demagogica che rischia di sfociare nell’autoritarismo.

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Alcuni populisti di vecchia data (Berlusconi) e di più recente conversione alla politica (Grillo) si agitano, consapevoli che questo movimento, se finisse per trasformarsi in “partito”, potrebbe rubare loro consensi. Gli altri? Immobili, fermi al tragico errore dell’establishment politico, finanziario, mediatico, imprenditoriale, che dopo le elezioni di quest’anno ha ignorato il vento del cambiamento per aggrapparsi alla travicella della “stabilità”. Renzi, ammesso che sia una soluzione, potrebbe esser arrivato troppo tardi.

Una cecità di cui forse il Paese pagherà un prezzo altissimo. Un Paese che, diciamocelo, per parte sua si ostina a ripiegare nell’infantilismo anche in politica, capace solo di frignare contro i “grandi”, gli “altri”o il destino cieco e baro. Anziché decidersi a crescere.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo