C’è un aria strana, in questo pomeriggio milanese tra Sant’Ambrogio e Natale. La gente cammina distratta come sempre, tra il freddo e l’umidità dell’inverno. La Banca nazionale dell’Agricoltura è aperta, c’è gente che va, passanti che gironzolano, auto che transitano, un autobus. Alle 16 e 47 il pavimento vomita una valanga di fuoco.

piazzafontana

Le chiameranno “Stragi di Stato”, queste morti innocenti per mano vigliacche: Piazza Fontana, Brescia, Italicus, Stazione di Bologna, Ustica, eccetera eccetera eccetera. Una scia di sangue e di dolore senza un senso né un perché. La chiameranno Strage impunita, perché ancora oggi non si sa bene chi, come, perché ha messo la bomba e guardato esplodere la terra nel cielo.

Scriveranno fiumi di parole, retoriche e discorsi villani, ruffiani, ipocriti e merdosi senza arrivare a niente. Passeranno anni mentre quest’italia del 12 dicembre diventerà un punto lontano, l’ennesimo schizzo di fango su una storia triste di un Paese che fu anche nobile, in un era molto lontana.

Ma pochi ricorderanno quei nomi, i loro nomi: Giovanni Arnoldi, Giulio China, Eugenio Corsini, Pietro Dendena, Carlo Gaiani, Calogero Galatioto, Carlo Garavaglia, Paolo Gerli, Vittorio Mocchi, Luigi Meloni, Mario Pasi, Carlo Perego, Oreste Sangalli, Angelo Scaglia, Carlo Silva, Attilio Valè, Gerolamo Papetti.

E’ a quest’Italia del 12 dicembre che penso, mentre il cielo azzurro del BelPaese picchia sul vetro, in questa mattina tra Sant’Ambrogio e Natale.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo