Jacopo è un bambino dagli occhi scuri che vive nel quartiere dove mio figlio va alla scuola materna. Jacopo vive in una famiglia “povera”. Già, ne esistono ancora, tra le prime mosse di Renzi, Berlusconi padre e figlia al capezzale del Milan e i vaffa di Grillo.

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Di bambini – merce rara, in questo Paese dalle culle vuote – non si parla mai. Figuriamoci di bambini in condizioni di povertà. Eppure sono tanti: oltre un milione, come spiega il rapporto l’Italia sottosopra di Save the Children. Sono tanti, e sono aumentati a dismisura durante la crisi.

Jacopo è uno di loro: fa fatica a mettere assieme il pranzo con la cena, come si diceva una volta. E’ uno dei tanti bambini che non può permettersi un apparecchio per i denti; non si può permettere svaghi, e la sua famiglia non può certo investire nella sua educazione. Come la stragrande maggioranza di quelli come lui, gli occhi scuri di Jacopo passeranno la vita a guardare gli “altri” avere occasioni per salire l’ascensore sociale; lui, è nato povero e povero morirà.

Eppure è qui, che mi guarda con i suoi occhi scuri. Non mi accusa per il Natale che passerà senza regali, né per i denti che fanno male o per le scarpe sfondate. Mi guarda, con gli occhi scuri di bambino intelligente, e sembra chiedere: perché?

Purtroppo, non so rispondere. E me ne resto qui, senza parole, come un cretino, con il culo al caldo e un piccolo rimorso che – ci scommetto – durerà lo spazio di un breve articolo su un giornale on line.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo