Beppe Grillo, ricordando alcuni italiani ammazzati perché hanno combattuto una battaglia per un Italia migliore (Borsellino, Ambrosoli, Livatino) si chiede “chi glielo ha fatto fare”, citando questo nostro Stato “assente e cialtrone”, questo nostro popolo che “non ama i suoi eroi” perché gli ricordano “la sua vigliaccheria” e il suo pensare solo ai “cazzi suoi”.

Eroi_borghesi

A volte capita a tutti di provare una discreta amarezza pensando a questi “eroi borghesi”, persone che senza tanti fronzoli ne stellette si sono rimboccati le maniche e, nonostante fossero consapevoli della difficoltà delle loro battaglie e dei rischi personali che correvano, si sono messi in gioco.

Però Beppe Grillo non lo capisco lo stesso; perché a dar retta alla sua amarezza e fermandosi lì l’Italia si consegna di sicuro, mani e piedi, agli “altri”, a quelli che – per dirla come dice lui – sono sempre glorificati e in prima fila: i collusi, gli omertosi e i politici. La rabbiosa amarezza senza sbocco di questo post di Grillo è la sintesi perfetta del suo messaggio politico, che si accontenta di urlare i suoi “Vaffa” a destra e a manca, facendo di tutt’erba un fascio.

Lui non ha risposte. Io, nel mio piccolo, ce l’ho: ed è la frase di Kennedy: “Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, ma quello che tu puoi fare per il tuo Paese”. Secondo me è questo che si sono risposti i Borsellino, i Livatino, gli Ambrosoli.

La stessa cosa che si dicono migliaia di italiani, forse milioni, che affrontano le piccole grigie battaglie quotidiane contro quell’”altra Italia” che Grillo dice di non amare, però senza mettersi in gioco davvero, senza provare a costruire un futuro diverso. Loro invece lo fanno.

Quello che hanno provato a fare Borsellino, Livatino, Ambrosoli. Quegli eroi borghesi che  fanno ancora sentire orgogliosi di essere italiani, e nutrono la speranza che questo Paese possa cambiare.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo