Come lo chiameremo, da oggi, questo governo delle (ex) larghe intese? Eh già, perché anche se molti fanno finta di non accorgersene, il governo dopo l’uscita di Berlusconi e della sua corposa pattuglia di “lealisti” cambia natura, qualitativamente ma anche numericamente.

Letta-sinistra

E’ un governo che ora si regge su una schiacciante maggioranza, anche numerica, della sua componente Pd. Ne dovrebbe conseguire, logicamente, un diverso atteggiamento del Pd e dei suoi elettori alle scelte che d’ora in poi questo governo farà. In materia fiscale, in materia di giustizia, in materia di lavoro, in materia di stimolo alla crescita, e così via. Più difficile accettare compromessi indigeribili (tasse sulla casa, riforme del lavoro, politiche ambientali, sanità) di quelli sin qui ingoiati sull’altare della “stabilità”.

Il Presidente Letta è troppo accorto per non saperlo. Dovrà spiegarlo anche ai suoi esponenti di governo, Fassina in testa, che non si tratta di Renzi, ma della natura stessa del Pd. Fare “qualcosa di sinistra”, fosse anche quella moderna e riformista che molti auspicano, o almeno fare qualcosa di civiltà, non sarà più un optional, ma un must.

Don’t forget, Mr. Letta!

Pubblicato (anche) su Giornalettismo