C’era una volta, in un paese lontano, un piccolo bambino (che chiameremo Enrico) al quale avevano insegnato fin da piccolo – era una tradizione di famiglia – come si esercitasse, in quel Paese, il potere. Il piccolo, che aveva tanto studiato e viaggiato, pensava servissero competenza, capacità comunicativa, propensione a pensare lungo, ad avere una visione del futuro da coniugare nell’esercizio quotidiano della gestione degli interventi. Ma capì presto che non era così.

Steel-Balls

Nel suo Paese, il paese delle ball of steel, ci voleva ben altro: faccia di bronzo, capacità di non decidere nulla dando l’impressione di fare rivoluzioni, rinviare a domani quello che serviva ieri ma non avevi la forza di fare oggi. E soprattutto sparare ogni giorno dichiarazioni alla stampa, più mirabolanti possibile, meglio se sui giornali di altri Paesi. Il bambino, che non era affatto stupido, imparò ben presto la lezione. La mise in pratica, e diventò capo del governo.

Il paese delle balls of steel affondò, sotto il peso delle ball (e anche dello steel). Ma tutti erano felici e contenti. Mostrando ciò che era davvero: il Paese delle heads of dick; o, per chi sa l’inglese, delle shitheads.

Ed arrivò un Angela bionda dal grosso didietro (fatass, in inglese) e se ne fece un sol boccone.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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