Caro Silvio, e cari figli di Silvio,

non so se davvero vi sentite come gli ebrei sotto Hitler. Non so se siete stati privati, com’è accaduto a loro, del proprio lavoro di dipendenti dello Stato, della propria professione medica o di avvocato. Non so se siete stati espropriati della vostra attività imprenditoriale, o del vostro negozio. Non so neppure se vi abbiano mai rintanato in ghetti cenciosi. Non credo.

auschwitz

Sono sicuro invece che nessuno vi ha prelevato mai dalla vostra casa, rinchiuso in un campo di concentramento, marchiato con un numero indelebile sul braccio. E nessuno vi ha costretto a “fare una doccia” per poi gasarvi e bruciarvi, com’è accaduto ad almeno 6 milioni di ebrei sotto Hitler.

Perciò, caro Silvio e cari figli di Silvio, “Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case, Voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici, Considerate se questo è un uomo”.

E se proprio non riuscite a scusarvi per la castroneria che avete detto, fate almeno una gita ad Auschwitz. Entrate nel museo, guardate quelle stanze, visitate quel luogo.

Vi farà bene.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo