Nelle trattative per la gross koalition – le larghe intese alla tedesca, ma si vede che Italia e Germania sono due Paesi diversi – sembra che siano in ballo investimenti per 60 miliardi di euro a sostegno dell’economia: 18 miliardi per la pubblica istruzione, 15 sulle pensioni di solidarietà, 10 sulle minime garantite, 7,5 sugli assegni familiari e 7,5 per lo sviluppo delle infrastrutture.

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In Germania qualcosa di muove, più per il ritorno dei socialdemocratici al governo ed i segnali sempre più forti che la crisi del mediterraneo potrebbe travolgere anche il reddito degli elettori renani e bavaresi, che per le accuse di Obama e degli USA. Persino alcuni falchi della Bundesbank sembrano averlo capito.

A Berlino forse c’è vita. Purtroppo, a Roma l’encefalogramma è piatto: la decadenza di Berlusconi o gli starnuti della Cancellieri contano molto di più. E il prezzo di anni e anni di dissennate politiche – restrittive oltre il buon senso in Germania e sbracate oltre l’indecenza in Italia – lo pagheranno intere generazioni di giovani.

Purtroppo, solo quelli che parlano la lingua di Dante.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo