Non so perché (o forse lo so bene) ma oggi riesco a pensare solo a Brooke Greenberg, la bambina che non invecchiava mai, perché affetta da una sindrome rarissima che blocca la crescita. Brooke è morta a vent’anni, avendo l’aspetto, la mente e il comportamento di una bambina di circa 4 anni. Non mi interessa il clamore che si farà attorno al suo patrimonio genetico, al contributo che potrebbe darci per la scoperta di meccanismi biologici, terapie mediche e niente altro di scientifico.

Brooke_Greenberg

No. Penso alla sua lunga vita di eterna bambina, e penso all’infinita bellezza dell’infanzia, che è bellezza proprio quando è una condizione che ci fa evolvere verso il futuro e l’età adulta, e non quando diventa una trappola da cui è impossibile fuggire. Penso che Brooke è stata costretta dalla sua malattia mentre tanti altri crescono con il corpo ma non riescono (forse, non vogliono) a crescere con la mente e i comportamenti. Penso all’infinita dolcezza di tanti piccoli angeli che ho conosciuto e che malattie impronunciabili hanno rapito nel vento.

Penso che questo tempo che ci passa svelto come un temporale d’estate dobbiamo afferrarlo, comprenderlo, viverlo. Per non essere eterni bambini imprigionati non da una trappola biologica ma dalla loro vigliaccheria emotiva. Per cambiare noi stessi, il mondo, la vita.

Ti sia lieve la terra, Brooke.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo