Il calcio sarebbe un bel gioco, tutt’al più uno sport spettacolare. Purtroppo spesso non è così, ed è triste. Dai cori stupidi ed odiosi, da qualsiasi parte provengano e contro chiunque siano diretti, alle botte da orbi (tra genitori) alle partite dei loro figli, nulla ci viene ormai risparmiato.

genitori

Neanche leggere di quella coppia di genitori che picchiano un ragazzino reo di non aver passato la palla al loro adorato figliolo durante un torneo estivo, rovinandone la prestazione. Non per fare le anime belle: è ovvio che dietro lo spirito di De Coubertin ci siano anche future carriere, soldi, gloria. Un po’ di sana competizione ci sta. Ma la tristezza resta. E investe il senso di uno dei giochi più importanti che ad un essere umano capita di giocare: Il mestiere di genitore.

Un genitore non deve avere chiaro il senso della vita (che poi un senso non ce l’ha), ma deve averne capito la grande bellezza, quella cosa che fa di ognuno di noi un piccolo grande campione, anche se immerso in una vita da mediano. Una cosa che un grande poeta dei nostri tempi ha spiegato in una sua splendida canzone. Un giocatore non si giudica da come batte un calcio di rigore, né da come gioca una piccola pidocchiosa partita di un piccolo torneo estivo.

Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia. Anche un genitore.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo