La faccenda dell’eterno ritorno dell’uguale, deve averla pensata uno che conosceva bene la politica italiana. Passano i governi, i ministri, i leader; i mentecatti sostituiscono gli statisti, i tecnici sostituiscono i mentecatti, ma il risultato non cambia. Così, dopo la manovrina travestita da manovrona, è arrivata la solita frase a corredo: la legge di stabilità si può modificare in Parlamento, purché il tutto avvenga “a saldi invariati”.

Prime Minister Designate Enrico Letta Presents New Italian Government

Una sciocchezza, anzi peggio. Sciocchezza, perché significa ammettere che qualsiasi politica economica alternativa a quella proposta va bene; dunque che il Governo non crede alla “sua” manovra. Peggio, perché in questo caso è proprio sbagliato l’impianto, e si vede ad occhio nudo, con buona pace del difensore della cause perse Giorgio Napolitano.

La verità – che tutti quelli che vogliono vedere hanno capito – è che siamo ai saldi di fine stagione: l’agonia infinita di una fase storica caratterizzata da berlusconismo e anti-berlusconismo. Una fase che un Paese “che ha perso la capacità di crescere e di competere”, come ha detto il Governatore di Bankitalia Visco, non riesce a superare.

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