Occorre andare avanti a fare le riforme economiche e quelle politiche e istituzionali da tempo riconosciute necessarie, al cui procedere ho legato il mio impegno all’atto della rielezione. Così parlò – parola più parola meno – Napolitano. Impossibile dargli torto; l’Italia ha bisogno di riforme: tante, profonde e strutturali. In economia, lavoro, giustizia, fisco, istruzione, finanza, welfare, istituzionali, legge elettorale. Per l’aumento di competitività e innovazione e per la riduzione di sprechi e burocrazie. E per molto altro.

Napolitano_Presidente

C’è solo un piccolo dettaglio: le riforme di cui parla sono le stesse che egli già chiedeva in un suo libro scritto quand’era Presidente della Camera, anno di grazia 1992. Da allora, poco o nulla è cambiato. Da quando è Presidente della Repubblica, sono 7 anni, le cose non sono migliorate. E da quando è il king maker delle larghe intese – cioè da novembre 2011, due anni esatti – idem: bei discorsi, grandi tecnici che fanno cose da politici scarsini, norme che producono altre norme, riforme di carta. In sintesi, il nulla. O quasi.

Non è disfattismo, né eversione, né mancanza di rispetto. Solo una constatazione: la prima riforma strutturale è che vi togliate di mezzo, tutti. Lasciando il campo a gente nuova, o almeno poco usata. Di destra, di centro, di sinistra, a 5 stelle: decideranno gli elettori.

Continuare a star lì facendo finta di fare è il peggior regalo che possiate fare all’Italia.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo