“Voglio trovare un senso a questa vita” canta Vasco Rossi. Ed è forse questo che ogni giorno tutti facciamo, ognuno a suo modo. Non sempre riuscendoci. Sicuramente ci stavano provando i migranti di Lampedusa, ci provano milioni di persone che quotidianamente sopravvivono tra auto, giornali, vicini, colleghi, amici, famiglie e amori un po’ così. Forse ci provano anche i Ministri che preparano la Legge di stabilità.

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Di sicuro ci sta provando Massimo, 40 anni, una vita spericolata a bere del whisky al Roxy Bar. Poi all’improvviso l’incontro. Martina, l’amore, il matrimonio e una bambina di 4 mesi. E la vita beffarda che – a volte capita – gli chiede il conto. Ospedali, esami, la diagnosi. Massimo da un po’ non s’arrabbatta più a inseguire le vicende di questo strano paese alla rovescia, non guarda la partita in Tv. Ha un unico pensiero: vedere sua figlia crescere, il più a lungo possibile.

Per questo è contento dell’assistenza che riceve, in un ospedale discreto, non fenomenale ma che funziona. Sa che altrove sarebbe già un morto che cammina, o forse uno che non può più neppure provare a cercare un senso che non c’é. Sa, perché nella sua vita precedente era un operatore sanitario, che la sanità italiana non è la migliore del mondo ma neppure la peggiore; solo che una lunga striscia di tagli non sempre giustificabili l’ha portata sull’orlo del collasso: anche nella sua regione, dove la sanità ha sempre funzionato.

Per questo, quando ha sentito per l’ennesima volta in tv che per trovare le risorse che mancano il governo del suo Paese taglierà – forse sì, forse no, chissà – i fondi per la sanità ha cominciato a fischiettare.

La canzone di Vasco Rossi; “anche se questa storia un senso non ce l’ha”.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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