Sembra incredibile, ma prima o poi saremo costretti a rivalutare Giulio Tremonti; il principale responsabile della situazione in cui ci troviamo. Perché dopo di lui ci sono stati Monti prima e Grilli poi: niente di che. E adesso, assistiamo al penoso galleggiare di Saccomanni.

Saccomanni

Lo stimatissimo banchiere centrale si è prima inventato un DEF abracadabra, con entrate e spese che “s’aggiustano” per far quadrare i conti, ma incoerenti con le proiezioni ricavabili analizzando i conti trimestrali dell’Istat, da cui alcuni ipotizzano un “buco” a fine anno da 3 a 7 miliardini. Ma passi pure: a trucchetti contabili per far tornare i conti – tipo i rinvii a inizio anno nuovo di trasferimenti programmati per l’anno corrente che magicamente annullano buchi anche consistenti – sono ricorsi tutti i Ministri del mondo.

Ma la “manovrina” ad hoc per il rientro nel parametro del 3 per cento è degna, a partire dal termine usato, di un Tremonti in stato di grazia. Come ha ricordato – per una volta tanto giustamente – il Presidente di Confindustria Squinzi, l’Italia ha bisogno di manovrone: di interventi strutturali pesanti e permanenti, sul versante delle entrate e su quello delle spese.

Rinviarli sine die farà tirare a campare il governissimo delle larghe intese che dicono dovrebbe rimettere a posto l’Italia. Ma farà tirare le cuoia al Paese.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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