Mentre proseguono le solite litanie dell’Italia contemporanea – il destino di Berlusconi, l’abolizione o meno dell’Imu, le regole del congresso Pd e i latrati a cinque stelle di CasalGrillo – l’Ocse pubblica un suo nuovo rapporto: l’indagine Piaac sulle competenze degli adulti (16-65 anni) nelle nozioni fondamentali di lettura, scrittura e calcolo per i 24 Paesi più importanti del mondo. E per l’Italia sono dolori.

Somari

Gli italiani adulti sono i più ignoranti: i peggiori per competenze linguistiche, penultimi in matematica. Più ignoranti tra la popolazione anziana (che dappertutto ha performance abbastanza deludenti), ma soprattutto i peggiori tra i giovani adulti. Non siamo messi bene tra quelli che non hanno proseguito gli studi, ma siamo tra i peggiori anche considerando i soli laureati. E, per non farci mancare niente, abbiamo una quota tra le più alte di lavoratori “under-skilled” (quelli che non hanno competenze sufficienti rispetto al lavoro che svolgono) e tra quelli con una percentuale più alta di “over-skilled”, i lavoratori con competenze più elevate rispetto al lavoro che svolgono.

L’ignoranza, che a lungo è stata quasi vanto nazionale (“Mi sono fatto da solo, non ho studiato, io!”) si vede, si sente, si tocca. L’Italia ha uno spread in istruzione, formazione e competenze ben più grave di quello tra BTP e BUND; lo spread che spiega meglio di ogni altra cosa la differenza tra noi e il resto dei Paesi che contano. Tra il nostro declino e la loro capacità di riprendersi.

Non stupisce che questa notizia sia stata quasi ignorata (aridaje!) da media, commentatori e classe dirigente. Perché in Italia ignoranti si nasce, e poi – per non farsi mancare nulla – si diventa.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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