Non c’è due senza tre, dice un vecchio proverbio. Dopo Piero Giarda ed Enrico Bondi, tocca a Carlo Cottarelli, direttamente dal Fondo Monetario Internazionale, nominato dal Presidente Letta commissario alla “spending review”, un termine magico che evoca, molto semplicemente, una “revisione della spesa”. L’obiettivo è realizzare un risparmio di almeno 4-5 miliardi di spesa pubblica nel 2014, da estendere negli anni successivi.

cottarelli

Ottima idea. peccato che di spending review in Italia si parla dal 2007; fatti, pochini, secondo tradizione. Adesso ci si riprova, e magari sarà quella buona. Ma qualche dubbio resta. Perché la revisione della spesa richiede una fortissima volontà politica, sin qui assente. E scegliere un tecnico prestigioso e di chiara fama è stato sin qui il mezzo migliore per mascherare tale assenza.

E poi, perché per rivedere davvero la spesa bisogna esser consapevoli che non ci si limita ad eliminare i superflui “costi della politica” (che ci sono) e razionalizzare per eliminare gli sprechi della pubblica amministrazione (che ci sono). Bisogna capire che questo significa rivedere la quantità e la qualità dell’offerta di servizi pubblici, chi ne usufruisce, in che modo, come, dove, quando. Una cosa forse giusta da fare, ma difficile e molto dolorosa, che deve mettere in discussione il nostro modo di pensare al ruolo del “pubblico”.

L’esperienza insegna che ogni volta che si è tentata una anche minima razionalizzazione sono scattati corporativismi e resistenze; anche di noi cittadini. Il sospetto che ci si accontenti dell’ennesima bella parola, dietro la quale appare il nulla viene.

Magari Cottarelli, Letta ed Alfano ci smentiscono.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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