Il 4 ottobre 1964 veniva inaugurata – 8 anni, 4 mesi e 15 giorni dopo la posa della prima pietra – l’Autostrada del Sole: 755 chilometri per andare da Milano a Napoli, 853 ponti e viadotti, 572 cavalcavia, 35 gallerie, trapassando l’appennino tra Bologna e Firenze e le colline ondulate della Toscana e del Lazio. Una grande conquista dell’Italia moderna, costata 250 miliardi di lire; prima dell’Autostrada, per andare da nord a sud servivano ore, anzi, giorni. Dopo, tutto è cambiato: siamo stati anche un po’più italiani.

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Certo, era l’Italia del boom economico, de “Il Sorpasso”, dell’ottimismo, della nave che va. E non bisogna avere nostalgia: perché fu anche l’era della cementificazione selvaggia. In quel tumultuoso sviluppo ci furono contraddizioni, guasti, in nuce persino l’Italia arruffona e malandrina di oggi. Però.

Però, oggi, l’idea di fare in poco più di otto anni un’opera così importante e monumentale, così “strategica”, giusta o sbagliata che sia, non è neppure concepibile. Neppure ipotizzabile. E non è solo una questione di soldi che non ci sono, né di comitati civici che si mettono di traverso, giustamente a volte e ingiustamente altre. No, è qualcosa di più profondo. Eppure siamo sempre noi, con il nostro casino, i nostri difetti, le nostre inconcludenze.

Cosa ci è successo, amici?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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