C’è un pallido sole che affoga nel tramonto; intorno è solo silenzio e un vento freddo che arriva da nord. Un uomo s’allontana in sella ad un cavallo bianco, nuvole di polvere s’intravedono verso l’orizzonte, forse banditi, forse soldati. Non è la vita, è un sogno. Un sogno perduto in una sera d’ottobre, a Cerveteri, che non è un paese del West ma una località alla periferia di Roma. Perché questa è la vita, baby, non un sogno d’estate.

Chissà come sarebbe la vita, se fosse una sceneggiatura di un film con Giuliano Gemma. Ci sarebbero un buono, un brutto e un cattivo. L’eroe che fa trionfare il bene sul male, solo contro tutti. Ma la vita non è un sogno. La vita è meravigliosa, ma sporca. Non sai mai dov’è il bene e dov’è il male.

Prendi il Parlamento: tra il pistolero Silvio e il pistolero Alfano, non sai chi è il buono e chi è il cattivo (il brutto è La Russa, ma non importa). E non c’è Claudia Cardinale che corre incontro all’eroe coperto di polvere, pesto e sanguinante che ha sconfitto i cattivi; al massimo la Santanché in un angolo a schiumar rabbia con Verdini.

Ma anche fuori, caro Giuliano che ci hai lasciato in una sera di ottobre mentre andavi ad un cena, è come in Parlamento: non c’è sogno né trionfo nel sangue che si versa sulla spiaggia di Scicli, quella di Montalbano, dove disgraziati in cerca di un sogno annegano per mano di scafisti brutti, sporchi e cattivi. Non c’è l’eroe bello con la faccia d’Angelo che cavalca dritto verso il sole nei titoli di coda e saluta  tra la polvere nel carpentiere che muore sul lavoro, nell’impiegato che si barcamena tra capi senza idee, nel giovane che cerca e non trova un lavoro decente.

No, la vita non è un sogno. Perché nei sogni gli eroi non muoiono, non perdono, non se ne vanno all’improvviso in una sera d’ottobre mentre vanno a cena. La vita è come il Deserto dei Tartari: sei lì che aspetti tutta la vita il tuo giorno e quel giorno non arriverà, mai.

Ma tu, un grande eroe sullo schermo e un brav’uomo nella vita, sei lì a ricordarci che è possibile: vivere come un eroe solitario che s’allontana tra i titoli di coda, intorno silenzio, in un pallido sole che affoga al tramonto. Con la dignità invincibile che solo gli eroi di questa vita, grigia e a volte sporca, riescono ad avere.

Ciao, Ringo.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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