E’ morto il re, viva il re. Lo stress quotidiano a cui l’Italia si è abituata nel lungo percorso delle larghe intese che da ottobre 2011, nel nome supremo della stabilità (alla faccia!) sotto la regia di Giorgio Napolitano giunge oggi all’ennesimo giro di valzer. Comunque vada, sarà un insuccesso. Se Letta cade, saremo semplicemente massacrati dai mercati. Se Letta tiene, le convulsioni pre-mortem del centrodestra non ancora ex berlusconiano e le lotte fratricide del Pd non ancora renziano continueranno; magari dopo qualche giorno di tregua.

Povera-Italia

Arriveranno le nuove intese che, esattamente come le vecchie, saranno larghe solo a prezzo di decidere di non decidere, di far finta di fare in attesa che i destini incrociati del vecchio ed ormai impresentabile leader del centro destra e quelli del nuovo ma detestato (almeno dal gruppo dirigente del suo partito) leader del centro sinistra si compiano, in un modo o nell’altro.

E’ uno stillicidio triste, un’agonia insopportabile per chiunque abbia davvero a cuore il destino di questa nostra povera Italia. Il curatore fallimentare Re Giorgio prosegue nel suo ostinato tentativo di resuscitare il morto, l’Europa aspetta il momento in cui verrà a prendersi i resti di quello che fu un grande Paese. Grillo abbaia alla luna, senza se e senza ma. La gente guarda stranita, senza capire e purtroppo senza reagire.

Dalle Alpi a Capo Passero è un lento morire in vano ascolto.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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