La cupio dissolvi del berlusconismo diventa la cupio dissolvi della Repubblica italiana; senza offesa, non è che ci volesse molto a capirlo. Farebbero sorridere – se non fosse che ne pagheremo pesantemente dazio – le cassandre che ora ricordano le conseguenze della scelta scellerata di Berlusconi (pateticamente giustificata con il mancato provvedimento sull’Iva) per la situazione esplosiva del nostro debito pubblico. E i piagnistei per il bisogno di riforme strutturali che non si fanno, e per i rischi per la tenuta del nostro sistema.

Il fatto è che siamo tutti nudi di fronte ad una questione semplice, che tutti fanno finta di non vedere: in un Paese “sano” uno come Berlusconi nella migliore delle ipotesi fa il leader di una formazione estremista del 5 per cento, che nessuno caga. In Italia diventa uno “statista”. E la colpa è di tutti: berlusconiani, antiberlusconiani e “diversamente” berlusconiani.

Siamo un Paese che preferisce costantemente ciurlare nel manico anziché prendere di petto i suoi problemi; che c’erano anche prima di Berlusconi e che il suo ventennio ha semplicemente aggravato, esaltando i nostri vizi come se fossero virtù. L’Italia è al tramonto e l’unica fortuna è che il Mondo non può permettersi il default dell’Italia, perché sennò con questa classe dirigente ci saremmo già dentro.

Mentre la possibilità di un commissariamento del nostro paese si fa sempre più concreta, cerchiamo almeno uno scatto di reni. Facciamoci, tutti, un bell’esame di coscienza. E, per favore, stavolta liberiamocene.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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