Kayal cammina da mezz’ora per la strada polverosa, verso un’altra giornata di lavoro. Lavora in una piccola fabbrica di scarpe, è contento perché così può aiutare la famiglia. Kayal vorrebbe giocare con i ragazzini che tirano calci ad una palla di stracci, 11 anni, proprio come lui. Ma non può perché dalla scorsa settimana gli hanno aumentato le ore di lavoro, e sono 12 al giorno.

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Margherita è seduta in cucina; le piace stare a casa, ha più tempo per i suoi figli piccoli. Ma è triste, perché la scorsa settimana la fabbrica di scarpe dove lavorava è fallita e lei ha perduto il lavoro. Le piaceva ed era anche brava. Adesso è finita, nessuno assume: neanche a lei, che ha meno di trent’anni. E non sa se lo stipendio di Marco, suo marito, basterà per andare avanti.

Secondo l’ILO nel 2012 nel mondo quasi 168 milioni di minori erano al lavoro, il 10,6 per cento della fascia di età tra i 5 e i 17 anni; 73 milioni di loro hanno meno di 11 anni.

Secondo l’ILO, nel mondo nel 2012 circa 73,4 milioni di giovani adulti (il 12,6 per cento) erano senza lavoro. Sempre secondo l’ILO i disoccupati nel mondo sono arrivati a 200 milioni di persone, 67 milioni in più prima della crisi.

Dicono che il lavoro manca per colpa della crisi. Ma non dappertutto, non per tutti. Forse c’é qualcos’altro che non va. Qualcosa che non torna.

Fino a quando?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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