Federica oggi è andata a trovare gli zii. E’ felice, perché erano mesi che non usciva di casa. Sta guardando le nuvole volare allegre nel cielo, mentre un mucchio di ragazzini e ragazzine corre giù in cortile. Una ragazza alza la testa, la vede e grida: “Ehi, tu. perché non scendi con noi?” Federica accenna un sorriso dietro gli occhi grandi ma non risponde. L’altra aspetta.

ciechi

Non lo sa che Federica non può uscire. Perché due anni fa un’auto l’ha investita, addormentandola per mesi. E quando si è svegliata, le sue orecchie hanno continuato a dormire, e i suoi occhi scorgono solo ombre confuse, come nuvole nel cielo. Federica è una degli oltre seicentomila italiani con disabilità gravi con meno di 65 anni, una dei quasi tre milioni di italiani con problemi di disabilità.

A Federica dispiace non poter andare fuori a giocare; esser costretta a stare in casa per giorni, il mondo nebbioso dietro ai vetri come compagnia; le spiace, ma neanche più di tanto. Resiste: è forte e ha capito che la vita, anche questa vita, è una storia comunque fantastica da vivere.

Quello che le dispiace davvero, mentre guarda verso la ragazza che aspetta impaziente una risposta, è quest’Italia confusa, sprofondata nel silenzio dell’indifferenza, che non ha tempo, risorse, idee da regalare a chi “resta indietro”.

Federica continua a sorridere alla ragazza che non riesce a capire; scrolla le spalle, rimettendosi a correre: non ha tempo da perdere con quella spocchiosa. Come quest’Italia distratta di persone “normali”, troppo prese a guardarsi l’ombelico per fermarsi ad ascoltare, parlare e capire.

Cieca, sorda e muta. Molto più di Federica.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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