La storia del concorso scandalo di cardiologia alla Sapienza – quello dei vincitori già noti un mese prima che si svolgessero le prove e fossero noti i risultati – mi ha gettato nello sconforto. Non per la storia in sé. Ma perché non mi ha provocato neppure un briciolo di indignazione.

Sono, anzi siamo talmente assuefatti ad un sistema marcio, dove chi ha solo il merito come compagno quasi sempre non ce la fa e dove quasi sempre ad esser premiati sono i figli di qualcuno o comunque i ben introdotti che certe cose ci lasciano quasi totalmente indifferenti.

Sentirsi rassegnati per l’ennesimo caso di concorso truccato è lo specchio di un Paese che ha digerito come un dato di fatto l’ingiustizia, l’illegalità, il sopruso. Che scambia il diritto con un favore. La connivenza con il cinismo.

Non meravigliano dopo i casi di corrotti impuniti, le leggi ad personam, gli equilibrismi da azzeccagarbugli. Che accetta lo schifo quotidiano come normalità e fa spallucce. O, peggio, sorride da perfetto “uomo di mondo”.

Ecco, ce l’ho fatta. Mi sono arrabbiato. Viva l’indignazione!

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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