La garante per l’infanzia della Regione Calabria, Marilina Intrieri, ex deputato dell’Ulivo poi trasmigrata nel centrodestra, ha rispedito al mittente alcuni documenti inviateli dalla Prefettura di Crotone per poter visitare un centro di accoglienza per i minori. La signora ha constatato che le “viene attribuito il titolo accademico e non anche quello di onorevole” che le compete. Nel frattempo, i bimbi aspetteranno. Fioccano ironie, battute e indignazioni.

Non c’è niente di strano: la lista di signore e signori iscritti al club del “Lei non sa chi sono io” è lunghissima. L’Italia è il Paese dei Cavalieri, Dottori, Professori, Onorevoli ed Eccellenze varie. Titoli accademici ed onorifici sono così richiesti e graditi che chi non ce li ha spesso se li inventa: chi non ricorda Oscar Giannino? E’ il problema di chi scambia la forma per la sostanza, l’autorevolezza con l’autorità, l’apparire con l’essere. E scherma la propria pochezza con un bell’appellativo.

I troppi iscritti (e gli ancor più numerosi aspiranti) al club del “Lei non sa chi sono io” sono troppo presi dal loro ego per capire l’importanza di chiamarsi cittadino, il titolo più bello di tutti, l’unico a cui aspirare davvero. Non apprezzano l’infinita bellezza di camminare a testa alta, cittadino libero ed eguale, senza nessun altra compagnia del proprio nome, cognome, ed essere. Un cittadino con i suoi meriti e capacità, pronto ad apprezzare e farsi apprezzare per quello che è.

Un obiettivo forse troppo difficile da raggiungere, in questo Paese stracolmo di sudditi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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