Dopo quello dell’Unione Europea, arriva il report sulla competitività del World Economic Forum a raccontarci il declino italiano. Scivoliamo al 49 esimo posto, dietro non solo al “mondo che conta” ma anche a insospettabili come Cile, Thailandia, Isole Barbados, Polonia, Turchia. Forse c’è un po’ di esagerazione, ma che l’Italia nell’ultimo ventennio sia scivolata indietro è un fatto.

Come possiamo invertire la rotta? Il rapporto da questo punto di vista è illuminante. Analizzando in dettaglio il nostro Paese, i punti di forza sono gli stessi di sempre. Ma sono gli stessi anche i problemi: mercato del lavoro inefficiente, mercati finanziari e istituti creditizi poco sviluppati, alti livelli di corruzione e di crimine organizzato, sistema politico ed istituzionale scadente.

Il nostro problema è quindi chiaro: continuiamo a chiamarla competitività, ma dovremmo chiamarla resistenza al cambiamento. Non è un caso che tutto il dibattito politico da anni ruoti attorno al destino personale di un ottuagenario. Toglietelo di torno, anzi toglietevi di torno: berlusconiani e antiberlusconiani, pifferai e demagoghi di ieri. E anche di oggi.

Lasciate il compito di cambiare l’Italia ad una nuova classe dirigente. Se ancora non c’é, crescerà. Presto, prima che la notte scenda.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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