Secondo molti “esperti” di economia, l’Italia è il Paese con la più alta pressione fiscale del mondo; ed è questa la principale ragione della sua perdita di competitività; e anche il motivo che ne condiziona le prospettive future. Però, secondo i dati della Commissione Europea, nell’Unione a 27 la pressione fiscale italiana, pari al 42,6 per cento del Pil nel 2011, è più bassa di quella di Danimarca, Francia, Belgio, Svezia, Austria e Finlandia. Paesi tutti con una competitività superiore alla nostra, e con un previsioni sul futuro molto più rosee.

Allora ci deve essere dell’altro. Intanto, nel nostro paese l’economia sommersa (che dipende dal peso dell’evasione fiscale e dell’economia malavitosa ed è inclusa nel dato del Pil) pesa molto di più che altrove: quindi, l’aliquota media su quelli che pagano le tasse è molto pià alta di quella ufficiale.

Poi, mentre tra 2000 e 2011 la pressione fiscale è calata un po’ ovunque (in media, nell’Europa a 27, di 1,1 punti percentuali) da noi è aumentata di 1,3 punti percentuali). Infine, pesa lo squilibrio tra tasse pagate e servizi offerti, da noi molto evidente: in Danimarca o in Svezia nessuno si lamenta della pressione fiscale.

Dati alla mano, all’Italia non serve abolire le imposte. Ma una vera lotta all’evasione, perché così si riequilibra il peso delle tasse anche su chi non le paga; e un miglioramento dei servizi pubblici offerti, con una radicale riforma della pubblica amministrazione e una nuova politica.

Alla faccia dei cosiddetti “esperti” di economia.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci