C’è stato un tempo in cui, in posti pieni di uomini bianchi vestiti di bianco, il tempo è scorso senza tempo; un tempo in cui uomini e donne dimenticati, senza nome e senza ricordi, vivevano in stanze vuote, senza luce e senza finestre. Con addosso una malattia difficile da dire e difficile da capire.

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Gli uomini “fuori” chiamavano quei posti manicomi; quegli uomini e quelle donne matti. Pazzi rinchiusi in quelle stanze vuote, legati ai loro letti, senza un senso né un perché, senza dolcezza e senza pietà. Pazzi, gente con le teste volate nel vento, chiusi tra quattro mura, l’anima legata ad un letto da uomini bianchi vestiti di bianco. Cose, non persone.

Ma poi è arrivato Franco, un uomo bianco vestito di bianco che ha capito che quelle teste volate nel vento non si fermano chiudendole dentro quattro mura, tra sporcizia, solitudine e dolore. Perché sono persone, non cose.

Franco ha capito che i pazzi sono fuori, perché il mondo dei “normali”, spesso è più disperato di quello che c’é in quei posti pieni di uomini bianchi vestiti di bianco. Franco ha saputo guardare nel loro dolore. E slegare quelle anime.

Forse per guarire, certamente per vivere.

A Franco Basaglia, che se n’è andato troppo presto in un giorno di agosto di tanti anni fa. Un italiano di cui andare orgogliosi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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