Mentre si consuma il dramma dell’agibilità politica di Berlusconi (in italiano: garantire impunità ad un condannato in via definitiva per gravi reati) quasi nessuno si è accorto del nuovo rapporto della Commissione Europea sulla competitività regionale: oltre 70 indicatori, che misurano capacità innovativa, efficienza della PA, stabilità economica, efficienza del mercato del lavoro e dei sistemi di educazione, sistemi di welfare e sanitari di tutte le regioni europee.

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Sarà che è Agosto, e a parte il destino di Berlusconi il resto non conta, in questo paese. Ma è l’ennesima certificazione che l’Italia sta andando in pezzi. Si salva solo il sistema sanitario del centro nord. Il resto fa paura. E comunque nessuna regione italiana, neanche la Lombardia, sta tra le prime cento regioni europee. Non solo: peggioriamo quasi ovunque, a nord come a sud. Accelerando quel declino che è in atto ormai da oltre vent’anni.

Non stupisce, ormai, che nessuno se ne occupi, nell’”Italia che conta”, troppo distratta a salvare il pregiudicato a destra e a fregarsi a vicenda a sinistra. E neppure che quei pochi che l’hanno fatto continuino a parlare d’altro, riducendo tutto alla solita litania del “troppe tasse”, “Roma ladrona” e altre menate.

Stupisce che la gente comune, il popolo italiano, non dica finalmente: adesso basta. E non rivolgendosi a un altro guitto di cartone come Grillo. Ma prendendo in mano, prima della fine imminente, il nostro destino di italiani.

Svegliati, Italia.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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