Un anziano militare in pensione, condannato per reati di pedofilia, è tornato a vivere nella sua casa in un palazzo romano: gli è stato revocato il divieto di dimora per “il tempo trascorso dall’adozione della misura” e perché, per “l’età avanzata dell’imputato” sono “cadute le esigenze cautelari”. Zio Pino, chiamiamolo così, anziano e malato non può fare più danni a nessuno.

Peccato che la casa in cui è tornato sia la stessa dove vive la ragazzina oggi tredicenne vittima dei suoi abusi qualche anno fa; che, alla sola idea della presenza del suo carnefice è ricaduta in uno stato di prostazione. Niente da fare: Zio Pino può vivere lì perché non è più in grado di fare “fisicamente” male alla piccola.

Le motivazioni “giuridicamente ineccepibili” che obbligano una vittima di abusi sessuali ad abitare di fronte al suo carnefice sono l’altra faccia della medaglia dell’arrampicarsi di giuristi azzeccagarbugli sull’applicabilità della “Legge Severino” per Berlusconi: quella della giustizia violata, della giustizia distorta.

Infatti, per questa storia nessuno del Pdl s’indignerà, nessun ministro si dimetterà, nessuno farà ultimatum. Nessuno scriverà editoriali di grido sui giornali. La legge è legge, sì. Ma ad uso e consumo di caste – politici, avvocati, magistrati, giuristi – che comunque la piegano, in un senso o nell’altro, usando tecniche raffinate per giustificare (o per aggirare) il calpestare del comune buonsenso.

In nome della legge, ingiustizia è fatta.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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