Molti suoi amici dicono che sia furioso e stia preparandosi ad un discorso bomba sull’ “uso politico della giustizia”. Alcuni dicono che sarà peggio del “j’accuse” di Craxi in Parlamento; altri evocano persino il discorso di Mussolini al Teatro Lirico di Milano. Come nel Caimano di Moretti.

Difficile crederlo. E non perché l’uomo sia uno statista, e non piuttostoquello che buona parte degli italiani, inclusi anche molti “moderati” e “conservatori” (e anche qualche “reazionario”) non accecati dal culto della personalità, considera ormai più dannoso che inutile – non ai destini del Paese, di cui frega poco a quasi tutti – ma al loro “particulare”.

No, il motivo è un altro. Silvio può non piacere, ma è un vincente nato. E sa certamente che i due discorsi a cui si paragona quello che starebbe preparando secondo le indiscrezioni dei suoi fedeli sono – storicamente – preludi di due sconfitte; anzi di due vere e proprie “eliminazioni”: Craxi poco tempo dopo quel discorso finì in esilio (o meglio, tecnicamente, in latitanza), Mussolini lo pronunciò pochi mesi prima di Piazzale Loreto.

Berlusconi, a meno di non essersi del tutto rimbambito, non seguirà quella scia: non gli conviene.

Il Caimano furioso sarà anche un’ipotesi possibile. Ma è molto molto improbabile.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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