Bollini rossi a Ferragosto a parte, è stata un’ altra annata persa per il turismo in Italia. Enit, Istat, Banca d’Italia, Unioncamere segnalano una lieve riduzione degli italiani in vacanza e il non aumento degli stranieri, nonostante nel mondo il mercato sia in espansione grazie ai tanti nuovi ricchi dei paesi emergenti. Le difficoltà dipendono soprattutto da soggiorni più brevi, sistemazioni più low cost e una generale riduzione della spesa media per turista.

Solo colpa della crisi, come sostengono operatori e politici? Mah. L’appannamento dell’appeal italiano sembra dipendere soprattutto da altro: tariffe alte, servizi scadenti, poca disponibilità, un pizzico di supponenza; in una parola, un rapporto insoddisfacente tra qualità e prezzo.

Cose vecchie, dette e ridette. Eppure, a parte le solite promesse di ogni governo sul “radicale cambiamento” per il settore – che vale circa 160 miliardi di euro, il 10 per cento del Pil, e dà lavoro a oltre 2 milioni e mezzo di persone – poco cambia.

Così, il “Paese più bello del mondo”, quello pieno d’arte, cultura, musei, tradizioni, il Belpaese, quello dove si vive meglio si mangia meglio si fa più all’amore, scivola nelle classifiche.

Le vacanze s’accorciano, i turisti latitano. Tanto, c’è sempre la crisi a cui dare la colpa.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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