I centri studi di tutta Italia fanno a gara per ricordare che esiste una questione disoccupazione nel nostro Paese; ultimo, quello della Cna. Fanno bene, perché rammentano a tutti che spread, indicatori congiunturali, crisi del debito sovrano e altre cose sono zuccherini, e che il vero dramma di questa crisi è la caduta dell’occupazione.

Ma tutte queste analisi (o quasi) sembrano sottintendere che la questione sia “temporanea”, che basti un qualche intervento “congiunturale” per risolverlo; che ci sia una “luce in fondo al tunnel” e basterebbe dare una “spintarella” all’economia – che qualche cattivone si ostina a non voler fare – per raggiungerla.

E’ un’illusione: la ripresa forse arriverà entro l’anno, magari favorita da qualche misura congiunturale. Ma non porterà – almeno in Italia – comunque una ripresa occupazionale “robusta”. Anzi. Per quella serve un cambiamento epocale, una “rivoluzione” del sistema economico italiano, un “piano di sviluppo a lungo termine” che metta in discussione lo “status quo” economico e politico nazionale, che spazzi via le “rendite di posizione” di politica, rappresentanze datoriali, sindacati, e chi più ne ha più ne metta.

Piacerebbe allora che, oltre a questi allarmi, arrivasse – anche sotto il cielo di ferragosto – qualche proposta. Dalla politica, ovvio. Ma anche dai sindacati e dalle associazioni di categoria.

Aspettiamo fiduciosi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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