Paolo Alberto Capotosti, ex Presidente della Consulta, ha rilasciato un’intervista sull’incandidabilità di Berlusconi dopo la recente sentenza della Cassazione, in cui in pratica sostiene che “i meccanismi di incandidabilità sono insufficienti, perché non immediati né automatici”. Anche se l’opportunità di non candidarsi sarebbe evidente, anche se lo spirito della Legge Severino è chiaro, a dire l’ultima parola dovrebbe essere la Camera di appartenenza; ora, ma anche in un’eventuale prossima legislatura.

Non interessano, qui, i bizantinismi da azzeccagarbugli. Capotosti è uno che se ne intende, ed avrà certamente ragione. Quello che è incredibile, guardando con gli occhi di un cittadino normale, è che da noi non ci sia mai una legge che non possa essere aggirata – pardon, “interpretata” – se si dispone di mezzi (media, avvocati, potere e altro) per poterlo fare.

Già è penoso guardare questa nostra povera Italia ostaggio dei destini personali di uno solo anziché preoccuparsi dei problemi di tutti: m’interessano servizi pubblici migliori, meno burocrazia, meno tasse, non se il leader di uno schieramento si chiami Tizio oppure Sempronio. Ma la sensazione che “qualcuno” (e non è solo Berlusconi, sia chiaro) sia comunque intoccabile rende davvero il nostro un Paese speciale.

Tristemente speciale.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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