Chissà che penserebbe Goffredo Mameli dell’Italia di oggi. L’Italia in cui credette e per la quale morì durante l’assedio di Roma, in una mattina di luglio di 164 anni fa. Difficile non cogliere la distanza tra i ventenni che regalavano la loro vita per far nascere una Nazione di allora e gli ottantenni che la mandano in malora per salvare il proprio deretano di oggi.

E’ strana, l’Italia. Che forse s’è desta, ma sembra una bella addormentata: brevi slanci di generosa primavera in mezzo a lunghi inverni d’egoismo; rivoluzionaria, ma solo prima di cena. Chissà che penserebbe Mameli dei bizantinismi da azzeccagarbugli, i fratelli d’Italia che s’arrabattano per conservare agibilità politica ad un tizio condannato per gravi reati, anziché combattere per degli ideali, fossero pure sbagliati, se non proprio per un Paese migliore.

Chissà che penserebbe Mameli di quest’aria stantia, dei miasmi di fine stagione in questa cloaca che è la Roma dei palazzi d’agosto, dove nessuno sembra capace di chiudere un ventennio penoso, voltare pagina, e guardare al futuro. Di questi fratelli d’Italia più cortigiani che guerrieri.

Non meraviglia poi che “siam da secoli calpesti e derisi”.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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