Non ci crederete, ma pare che la crisi stia finendo. Quasi tutti sono d’accordo, e diversi indicatori congiunturali che “leggono” con un discreto grado di affidabilità il futuro concordano: l’autunno porterà la ripresa in molte parti del mondo e – incredibile, ma vero – anche in Italia. Tutto bene? Manco per sogno, e per svariati motivi.

Primo: sarà una ripresa “asimmetrica”, selettiva: premierà le imprese esportatrici – perché a tirare sarà l’Export; ma non tutte: quelle che sono state più abili a riposizionarsi nei mercati “emergenti”: Russia e Medio Oriente in primis. E che sono riuscite a non perdere quote negli USA.

Secondo: sarà una ripresa senza occupazione. Ne beneficeranno alcuni, ma non tutti. Perché le imprese esportatrici in genere sono quelle più grandi, più capitalizzate, con maggiori capacità di delocalizzare. Anche per guadagnare produttività.

Ma sarà comunque salutare. Perché salterà un alibi che sta da anni bloccando qualsiasi tentativo di scrostare il vecchiume del sistema produttivo italiano. L’alibi della crisi, la panzana che stiamo tutti male e dunque “mal comune, mezzo gaudio”.

Quando il mondo sarà ripartito tutto, e saremo gli unici a combattere con la stagnazione, saremo al bivio: o ci svegliamo e cambiamo. O ci restiamo secchi.

E non ci sarà nessun Napolitano o nessun Draghi a salvarci, allora.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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